Nel 1957, nel Trattato di Roma che fondava la Comunità Economica Europea, la parola “ambiente” non compariva nemmeno Oggi l’Europa ha alcune delle regole ambientali più avanzate al mondo.
Come ci siamo arrivati?
Lo raccontiamo in alcune brevi tappe, sottolineando in ognuna di essa quei principi che pur essendo nati più di cinquant’anni fa sono ancora attuali e quegli avvenimenti che hanno dato origine alla normativa che disciplina l’attuale politica ambientale.
Pochi minuti di lettura alla volta, per capire da dove vengono le regole che applichiamo ogni giorno.
Tappa 1
Lo sapevi che nel 1957 l'ambiente non esisteva?
Il 25 marzo 1957 sei Paesi (Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) firmano a Roma il Trattato che fonda la Comunità Economica Europea (CEE) e il Trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica (CEEA o Euratom).
Tra i principali obiettivi del Trattato Euratom del 1957 rientravano il coordinamento dei programmi di ricerca in materia nucleare, la diffusione delle conoscenze tecniche, la messa a punto di norme di sicurezza uniformi per la protezione della popolazione, la garanzia che le materie nucleari vengano utilizzate solo a fini pacifici.
Il Trattato di Roma si poneva l’obiettivo di creare il mercato comune (MEC), di garantire la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali all'interno del territorio comunitario, di eliminare i dazi doganali tra gli Stati membri, adottare una tariffa doganale comune verso i paesi terzi di sviluppare politiche comuni quali la Politica Agricola Comune (PAC) e la politica commerciale comune. Ulteriori obiettivi erano quelli di promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche, un'espansione continua ed equilibrata e il miglioramento costante delle condizioni di vita e di occupazione e di giungere alla creazione di un'unione sempre più stretta fra i popoli europei
Come si vede si parla di numerosi obiettivi e di una molteplicità di attività da realizzare ma non c’è nemmeno una parola sull’ ambiente.
Non era una dimenticanza perché molto più semplicemente, all'epoca, nessuno considerava l’ambiente un tema politico.
L'obiettivo vero era quello di ricostruire e far crescere l'economia del dopoguerra.
Eppure, già negli anni Sessanta, qualche regola "ambientale" arriva lo stesso. Dalla porta di servizio, però. Nel 1967, per esempio, la Direttiva 67/548/CEE del Consiglio, emanata il 27 giugno 1967- Direttiva Sostanze Pericolose (DSP), stabiliva come classificare ed etichettare le sostanze pericolose. Il motivo era dovuto al fatto che se ogni Paese avesse avuto regole diverse, quelle merci non avrebbero potuto circolare liberamente.
In altre parole, l'ambiente entra in Europa come problema di mercato, non come valore in sé.
Per cambiare prospettiva servirà la Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente umano che si è svolta a Stoccolma dal 5 al 16 giugno 1972 ed è considerata il primo grande vertice mondiale a porre i temi ecologici al centro dell'agenda politica internazionale.
Per la prima volta i governi di tutto il mondo si siedono attorno a un tavolo per parlare di inquinamento, risorse e natura viene approvata una dichiarazione di principi che considera l’ambiente come bene da tutelare perché è il posto dove l’uomo vive con la responsabilità di preservarlo sia per le generazioni presenti che per quelle future. Da questa Conferenza nascono il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), che è la principale autorità ambientale globale e la Giornata mondiale dell'ambiente, che ancora oggi viene celebrata il 5 giugno.
Nello stesso anno esce The Limits to Growth (I limiti dello sviluppo), lo studio commissionato dal Club di Roma (Associazione internazionale senza scopo di lucro presso l’Accademia dei Lincei) al Massachusetts Institute of Technology MIT. Il messaggio che viene dato è semplice ma anche estremamente veritiero: una crescita infinita, in un pianeta con risorse finite, non è possibile. Il messaggio fa scalpore in tutto il mondo.
L'Europa non resta a guardare e, infatti, a ottobre, al vertice di Parigi del 19–21 ottobre 1972, i capi di Stato e di governo della Comunità Economica Europea, allargata da sei a nove membri con l'ingresso di Regno Unito, Danimarca e Irlanda, mettono nero su bianco il fatto che la crescita economica non rappresenta un fine in sé ma deve servire a migliorare la qualità della vita e la protezione dell'ambiente ne costituisce una parte integrante.
Non si fermano alle parole e chiedono alle istituzioni europee di preparare un vero programma d'azione entro l'anno successivo come vedremo nel prossimo step.